Dicono di noi

Intervista al Dott. Marzaduri Marco su Report RAI 3 in un inchiesta antiriciclaggio ed antimafia da lui condotta con Paolo Mondani noto Giornalista.

“Un Italiano a Panama” – Short Version

“Un Italiano a Panama” – Complite Version

In questo Video a Seguire Antonio Troiano ABRAMELIN (info su di lui al sito https://www.antoniotroiano.it, e al sito https://www.cornelioltd.com/abramelin) un noto pranoterapeuta e ricercatore olistico di fama europea parla del Dottor Marzaduri:

 

A seguire Intervista del Giornalista di fama internazionale Dott. Giorgio Santoriello al Dott. Marzaduri:

http://analizebasilicata.altervista.org/blog/dove-finiscono-i-fondi-neri-lucani-lesperienza-di-marco-marzaduri/

Dove finiscono i fondi neri lucani? L’esperienza di Marco Marzaduri

L’ex magistrato Mario Almerighi scrisse dei memorabili volumi sui fondi neri delle grandi aziende di Stato, e come per le mafie anche per evasori e riciclatori vale l’adagio dello stanarli seguendo i flussi di denaro. Ma in Basilicata oltre le condanne definitive, gli arresti e le interdizioni nonchè gli scioglimenti per mafia dei Comuni, manca qualcos’altro: il numero dei sequestri preventivi e delle misure anti-patrimoniali. In Basilicata tutti questi fenomeni hanno numeri bassi, molto bassi, perchè? Eppure i flussi di denaro tra petrolio, rifiuti, agricoltura e turismo non mancano ma seguendo solo questi fenomeni la Basilicata sembra considerarsi ancora e stranamente, un’isola felice. In tal senso abbiamo intervistato il Dott. Marco Marzaduri che in una celebre puntata di Report, illustrò dietro le domande di Paolo Mondani, il metodo con cui oltre 4mila italiani avevano portato a Panama i propri soldi, servendosi dei servigi dell’avvocato Caporaso. Chiediamo al dott. Marzaduri:

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  • Cos’è successo dopo il servizio di Report? L’inchiesta di Report ha commesso due grandi errori: il primo riguarda la mia persona, ovvero non definendomi psicologo specializzato in ipnosi-terapia come da mio titolo professionale e CEO della Scuola d’Ipnosi Costruttivista che conta più di 1500 associati, ma ”mago con la passione dell’ipnotismo” ha permesso di dar seguito alle pesanti diffamazioni online di Giovanni Caporaso e della sua combriccola di collaboratori (i quali primeggiano nel settore dell’ off-shore online ”pronto per essere usato”) nonché suoi clienti, cose per le quali sono state esposte da parte mia numerose denunce alla Procura di Catania, inclusa l’aggravante mafiosa. Il secondo errore di Report è stato quello di demonizzare, o divinizzare a seconda dei punti di vista, l’off-shore di Caporaso il quale a differenza dei montaggi di Report, non era altro che un semplicissimo modo di evadere il fisco, noto su internet e sui forum specializzati, cosa che infatti ha creato e avrebbe comunque creato problemi a tutti i suoi clienti aldilà della mia inchiesta poiché palese alle autorità tributarie. Non era altro che una truffa quella del Caporaso in cui lui prometteva, e promette, di evadere il fisco ma in realtà non essendone in grado, voleva solo incassare liquidi truffando anche i suoi stessi clienti, e sfruttando la pubblicità online e dei media. Da questo punto di vista Report pur demonizzandolo, gli ha fatto in realtà un favore in termini di pubblicità.
  • Come continua oggi il riciclaggio e cosa dovrebbero fare governi e banche per rimediare ad esso? Quello che stanno facendo con la normativa OCSE 2018 mi sembra più che idoneo per la lotta all’evasione fiscale. Bisognerebbe dare maggiore responsabilità, anche penale, alle banche qualora esse non controllino i flussi di denaro dei clienti, poiché risulta impossibile per i governi elaborare i dati di miliardi di transazioni. Quindi devono essere le banche a temere,e dunque in primis, a dover controllare il riciclaggio e l’evasione fiscale su cui guadagnano e di cui sono responsabili.
  • In queste vicende quale ruolo gioca l’informatica, le nuove tecnologie e quali sono i nuovi confini giusti tra privacy e diritto alla conoscenza e trasparenza? Oggi la reputazione di una persona o di una azienda è online, i controlli stessi della polizia giudiziaria partono ormai in primis dal web. L’informatica ha reso il mondo ”unito” d’altronde è quello per cui sono nati tutti i social network, ma analogamente questo porta però ad un farwest di disinformazione, diffamazioni e fake news. Da notare che tutte le campagne elettorali principali del momento avvengono tramite i social. Riguardo il diritto alla conoscenza a mio parere supera quello alla privacy finché si dice la verità e ve ne si assuma la responsabilità anche in sede legale. Tutto deve essere accessibile a chiunque ed allo stesso modo, purché i media si limitino, e cito Ermete Trismegisto: ”al Vero senza menzogna, certo e verissimo”. Fra le mie professioni vi è quella di ethical hacker ovvero difendere dalle diffamazioni e dagli attacchi hacker ( cyber security) chi ne sia vittima e ho numerosi clienti proprio per il farwest che è diventato specialmente Google.

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  • Secondo te tra multinazionali e criminalità chi ricorre di più all’offshore? Difficile a dirsi ma limitiamoci a dire che: essendo l’evasione un crimine, essa spesso si intreccia con altri reati e così le cose si sovrappongano, ma la criminalità, intendendo le mafie, tende a cercare con poca intelligenza queste vie, mentre le multinazionali usano schemi elusivi ben architettati, da principi del foro!
  • Tra gli italiani scappati a Panama, i nomi noti sono stati tutti svelati secondo te o c’è dell’altro? Quanti ricorrono a prestanome? Potrebbero essercene degli altri e con ogni probabilità ci sono, ma non sta a me risalire alle loro identità, è compito delle autorità.

Paolo Mondani, grazie alla lista fornita dal Dott. Marzaduri che per queste sue indagini ha subito anche minacce, risalì durante la puntata di Report a componenti della famiglia dei Casalesi, al fratello di Amedeo Matacena, latitante, e ad un altro sorvegliato speciale per associazione a delinquere! Questa è la convenienza dell’off-shore, l’assenza totale di etica, una de-responsabilizzazione morale e sociale spaventosa che porta i proventi di mafie e degli annessi prestanome al sicuro dalla legge italiana. E dalla Basilicata quanti soldi sono partiti verso l’estero? Quanti politici, imprenditori locali e loro prestanome hanno mandato proventi maturati in Basilicata verso i paradisi fiscali? La magistratura lucana segue queste flussi? Nei Panama Papers ci potrebbe essere qualche prestanome lucano?

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Altra Intervista del Giornalista Santoriello al Dott. Marzaduri:

https://www.google.com/amp/analizebasilicata.altervista.org/blog/quei-lucani-con-i-conti-a-panama/amp/

Quei lucani con i conti a Panama

Grazie a Marco Marzaduri, psicologo e psicoterapeuta nonchè hacker già intervistato in passato da Report, siamo riusciti ad aprire anche una pista lucana sui celebri “Panama papers”. Abbiamo letto le 497 pagine della lista clienti dello studio legale panamense dell’Avv. Caporaso, elenco gentilmente e prontamente fornitoci dal Dott. Marzaduri, al fine di verificare la presenza di residenti lucani negli elenchi, corregionali che effettivamente seppur in pochissimi, non mancano, infatti abbiamo rilevato conti panamensi intestati a:

  • Calogero Acquisto residente a Barile,
  • Vito Carcuro residente a Genzano di Lucania,
  • Biagio Disisto residente a Stigliano, l’unico lucano con due distinti conti correnti intestati;
  • Roberto Luceri residente a Matera,
  • Federica  Sacchetti residente a Matera,
  • Luca Tataranni residente a Matera.

Nei tabulati fornitici dal Dott. Marzaduri vi sono cellulari, mail, indirizzi e numerosi altri dati personali dei correntisti lucano-panamensi. Con questi dati abbiamo svolto approfondimenti autonomi e le conferme non sono mancate. Infatti alcuni di questi nomi sopra elencati hanno confermato, non subito, di aver fatto in passato dei bonifici verso l’Avv. Caporaso, altri si dichiarano completamente estranei alla vicenda, pur confermando la veridicità dei dati riportati nelle tabelle del Dott. Marzaduri, altri invece non hanno risposto.

Il dato di per sè non dice nulla di grave, però fa riflettere: come può un avvocato italiano trasferitosi a Panama per attirare capitali verso un paradiso fiscale, avere nel suo database gli indirizzi, i cellulari, le mail ed altri dati anagrafici di lucani che in alcuni casi hanno anche oltre 60 anni di età e si dicono sinceramente all’oscuro di tutto pur confermando la veridicità dei dati in nostro possesso? Furto di identità? Furto di dati? Prestanome? Nonostante il Dott. Marzaduri abbia consegnato tempo fa questo elenco alla Guardia di Finanza di Catania, e nonostante lo stesso Paolo Mondani abbia scovato tra questi elenchi sorvegliati speciali o parenti dei Casalesi, la mia testa viaggia verso quei fondi neri e quelle mazzette che mai si ritrovano in Basilicata. I soldi sporchi del petrolio, dei rifiuti, della corruzione, le mazzette per gli omessi controlli e per gli appalti pilotati, dove sono? Possibile che tanti colletti bianchi omettano le loro funzioni solo per amicizia o gratitudine per il posto di lavoro dato al parente?

Chissà, forse dovremmo chiedere alla Commissione dei Lucani all’Estero, che ha anche una sede a Panama ( oltre che in Lussemburgo e Svizzera tra i vari paradisi ), un parere su queste dinamiche che conducono le liquidità di anziani residenti dell’entroterra lucano verso conti panamensi. Come stanare gli eventuali prestanome ed il riciclaggio dei soldi sporchi? Come mai il problema dei paradisi fiscali sembra uscito dall’agenda anche elettorale?

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-8204c85f-5a47-4057-be0e-59602747b3ce.html

 

ANTONIO TROIANO ABRAMELIN PARLA DEL DOTTOR MARZADURI